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Il brindisi e il vino nella storia e nella letteratura

Antica Grecia

Se il vino, nell'antica Grecia, è Dioniso, il dio dell'euforia, che libera dal controllo, il brindisi è senza dubbio un evento predionisiaco, razionale e misurato. Atto fondamentale, quasi al pari del bere, il brindare è protagonista in molte opere letterarie.
Nei brindisi evocati dai poeti lirici Teognide, Anacreonte e Senofane troviamo l'aretè (virtù), il senso della misura, la civiltà e la passione politica. Terribile è il brindisi di Odisseo a Polifemo, dopo che costui ha divorato uno dei suoi compagni, ma proprio il vino sarà l'arma vincente con cui farà ubriacare il ciclope per poi colpirlo nel sonno; intriso di speranza nel ritorno alla sua terra e alla sua famiglia è il brindisi di congedo dai Feaci che Ulisse pronuncia al re Alcinoo. Alceo, un altro importante poeta lirico greco, invita a bere per la morte di Marsilio, suo acerrimo nemico, mentre una profonda tristezza trapela dal brindisi di Saffo, esclusa dalla gioia degli sposi, una gioia che non sarà mai sua.

Antica Roma

Bacco e il vino a Roma erano il simbolo dell'irrazionalità, del godimento pieno della vita, un modo per esorcizzare lo scorrere inesorabile del tempo e i problemi della vita. Celeberrimo il brindisi di Orazio che invita a levare i calici al fugace presente, è il Carpe Diem dell'Ode a Leuconoe: "Afferra l'attimo e diffida del dubbio domani". Petronio, tramite Trimalcione, sembra ribadire la stessa cosa, ma al contrario di Orazio, lo scorrere della vita è accettato con serenità dal noto personaggio del Satyricon. Famosi anche i brindisi di Didone nell'Eneide virgiliana, dove si avverte l'imminente sventura della regina, sedotta e abbandonata da Enea. Porre termine alle proprie pene d'amore è, invece, l'augurio insito nel brindisi dei poeti elegiaci Tibullo e Properzio, che vedono il vino come un rimedio contro gli effetti devastanti dell'amore.
Medioevo
Nel Medioevo il vino, paradossalmente, torna a rivestire un ruolo sacro: considerata indecorosa per la gente comune, la prelibata bevanda è riservata ai sacerdoti durante la celebrazione della Messa, simboleggiando il sangue di Cristo.

Il brindisi manca nella poesia in volgare delle origini, sia provenzale, che francese, che italiana e nella poesia degli stilnovisti.
Lo ritroviamo, tra il 1100 e il 1230, nelle liriche goliardiche. Bere con gli amici è un aspetto basilare dell'anima goliardica di ogni tempo e la taverna diventa il luogo dove maestri e studenti, terminate le lezioni, si incontrano, vivono il rito del bere e accompagnano questo momento intonando canti satirici, d'amore, di passione, contro la condotta del clero o, ancora, canti gioiosi e bacchici.

Umanesimo e Rinascimento
Il brindisi ritorna nel celebre Galateo di Mons. Giovanni Della Casa, che fa del "bon ton" il protagonista della sua opera, ma forse più famoso, è il brindisi della Canzone di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico. E' questo un chiaro invito a godere della vita, che scorre via, veloce come il ritmo di questa bella ballata: il recupero dei valori classici si percepisce anche in questo aspetto.

Seicento e Settecento
Shakespeare è, senza dubbio, un personaggio chiave della storia del teatro e, pur non sapendo molto della sua vita, pare che non amasse particolarmente le feste e le osterie. Nonostante questo, il vino ricopre comunque un ruolo non secondario in molte sue opere.
Il brindisi compare anche nelle opere di due grandi letterati italiani: Alfieri e Parini. E' però nei versi di quest'ultimo che questo atto ritorna ad avere i toni e le tematiche più propriamente classicheggianti: il tempo che fugge, la bellezza che sfiorisce, la rassegnazione che ne consegue, non senza una vena di malinconia, e l'importanza dell'amicizia.

Ottocento e Novecento
Tre sono i brindisi che si incontrano leggendo i Promessi Sposi del Manzoni: il primo ha come protagonisti frà Cristoforo e i notabili a pranzo da Don Rodrigo; il secondo vede Renzo nell'osteria "Alla luna piena"; è ancora Renzo, sul carro dei monatti, ad assistere al terzo brindisi. Tre chiari spaccati della società seicentesca nella quale è ambientata una delle più celebri vicende della nostra letteratura. Celeberrimo il brindisi musicato da Verdi ne "La Traviata", il famoso "Libiam ne' lieti calici/che la bellezza infiora/ E la fuggevol ora s'inebri a volutta'/", cantato da Alfredo cui risponde il coro dei commensali. Il Novecento è il secolo di grandi rivolgimenti politici, sociali ed economici, il poeta non è più un vate, non ha più valori da celebrare: gli orrori della guerra hanno cancellato ogni certezza. Il brindisi del Pascoli, rappresentante del Decadentismo italiano e delle inquietudini di questo secolo, è di certo un ritorno al tema classico della misura, ma solo come amara constatazione che non esistono rimedi contro le proprie sofferenze.

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