-Homepage
> Torna alla homepage
-La Storia
> Storia della Lunezia
-Itinerari turistici
> Castelli della Lunigiana
> Vie del Marmo
> La città di Parma
> La città di Sarzana
> Itinerario Versilia
-Cultura e tempo libero
> Musei Prov. Massa
> Musei Prov. La Spezia
> Grotte del Vento
-I piatti tipici
> Gastronomia Lucca
> Gastronomia Lunigiana
> Gastronomia La Spezia
> Gastronomia Parma
Clicca sulle frecce per accedere al link
 
IL CASTELLO DI FOSDINOVO
.
CASTELNUOVO MAGRA
.
LA FORTEZZA DI BRUNELLA DI AULLA
.
IL CASTELLO DI BASTIA
.
IL CASTELLO DELLA VERRUCOLA
.
LA TORRE DI SAN GIORGIO E IL CASTELLO DI FILATTIERA
.
CASTIGLIONE DEL TERZIERE
.
IL CASTELLO DI PONTREMOLI
.
LA "TORRE DI DANTE"A MULAZZO
 
IL CASTELLO DI FOSDINOVO
"Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura, che la diritta via era smarrita ...". Secondo una delle leggende che aleggiano a Fosdinovo, questo celeberrimo inizio del primo canto dell'Inferno, fu ispirato a Dante da un episodio accadutogli mentre era nei dintorni di questo borgo, per una battuta di caccia al seguito dei Malaspina. Secondo la leggenda, infatti, il "sommo poeta" si smarrì e sia la fitta vegetazione lunigianense, sia la paura scaturita dall'esperienza vissuta, sfociarono in quei memorabili versi destinati a collocare l'Alighieri nell'eterno firmamento della poesia.
Queste ed altre leggende sono fiorite, nei secoli, attorno alla visita di Dante in Lunigiana soprattutto al tanto discusso soggiorno del poeta al castello di Fosdinovo. Arroccato su uno sperone di roccia, il castello di Fosdinovo, domina sulla Lunigiana, sul corso del Magra fino al mare. Teatro di amori travolgenti e tragici e di vicede oscure e misteriose, questo antico maniero, che si presenta ancora maestoso e imponente, vanta un'ottima posizione strategica e si staglia contro il cielo con le sue mura massicce orlate da merli ghibellini a coda di rondine. Di pianta quadrangolare, la maestosa costruzione presenta un cortile centrale e altissime torri che fiancheggiano gli angoli rese comunicanti, nella parte più antica, da un camminamento di ronda. L'origine della struttura del maniero non è databile con precisione, anche se, come costruzione di difesa, sicuramente esisteva già prima del 1200. Fu Spinetta Malaspina il Grande del ramo dello Spino Fiorito che, entrato in possesso del castello nella prima metà del XIV secolo, costruì e fortificò la parte più notevole dell'edificio. La parentela e l'amicizia tra Spinetta Malaspina e Cangrande della Scala sono testimoniati dal bassorilievo marmoreo posto sull'ingresso che permette l'accesso alla "piazza dei cannoni", la parte più antica del castello. Dopo aver oltrepassato il secondo portone si entra nel castello, non prima di aver attraversato un portico cinquecentesco sopra al quale spiccano due volte a crociera. Un grande e bellissimo camino in pietra serena, utilizzato dal signore per riscaldare le stanze superiori e ascoltare indisturbato le conversazioni dei suoi ospiti, troneggia nella "sala da pranzo", mentre un prezioso arazzo genovese del '500, che presenta lo stemma dello Spino Fiorito, spicca da una parete della "sala del trono". Procedendo con la visita all'interno del castello si possono ammirare gli affreschi neogotici del pittore fiorentino Gaetano Bianchi che, nel 1882, illustrò, le pareti della "sala dei ricevimenti", con episodi della vita di Spinetta Malaspina sostituendo i distrutti affreschi rinascimentali già presenti in questa stanza. Tra le varie vicende rappresentate dal pittore c'è quella relativa all'improbabile soggiorno di Dante nel castello. Sicuramente il grande poeta non dormì in quella che viene presentata come "stanza di Dante" e che presenta l'antico affresco Hecce Homo alloggiato in una nicchia trilobata, infatti i Malaspina, all'epoca del suo passaggio in Lunigiana, non erano ancora proprietari dell'edificio. Un'atmosfera sinistra avvolge la "sala del trabocchetto" dove la marchesa Cristina Pallavicino si incontrava con i suoi amanti riservandogli una terribile sorte: aprendo una botola sul pavimento (un "trabocchetto", appunto) gli sventurati compivano salto nel buio attraverso un tunnel per atterrare su un letto di lame, e se la morte non era istantanea, i poveretti erano destinati a diventare sordi a causa del rimbombo provocato dalle loro grida di disperazione. Salendo sulla torre si può visitare "la stanza degli ospiti sgraditi", dove gli invitati poco raccomandabili potevano essere sorvegliati dai soldati nel corridoio, unica via di accesso al resto del castello. Nella "sala delle armi", infine, troviamo vari strumenti di tortura e antiche armi. Tra gli oggetti di un certo valore presenti nel castello ricordiamo: un'armatura caratteristica dell'epoca, un forziere che reca una chiusura apribile con 5 chiavi contemporaneamente, alcune monete antiche coniate dai Malaspina e un cigno di legno appartenente ad un'antica giostra.
Tra coloro che contribuirono a rendere questo edificio uno dei più bei castelli di Lunigiana spiccano i nomi di Galeotto Malaspina, nipote di Spinetta, e di Alfonso Malaspina che, per porre rimedio ai danneggiamenti subiti durante il XIX secolo, dette inizio, dal 1882, ad una vasta opera di ristrutturazione. Interventi molto costosi sono stati effettuati nuovamente a partire dagli anni '60 dopo i gravissimi danni provocati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Assolutamente da non perdere e la "passeggiata" tra i tetti del castello, che permette allo sguardo di perdersi nel verde della Lunigiana e alla fantasia, stimolata e suggestionata da tante leggende, di intravedere quel fantasma che da secoli, si racconta, si aggira, inquieto e tormentato, nel castello...
Stazione FFSS Carrara Avenza (collegamenti autobus da Carrara) SS n. 1 Aurelia
Castello Malaspina
Tel. 0187/68891Chiuso il martedì. Orario: 10-11 (per almeno 6 visitatori); visite alle ore 16-17-18 (il castello può essere chiuso per matrimoni o per la presenza del conte).

CASTELNUOVO MAGRA
Risalente al 1273, quando il vescovo Enrico da Fucecchio ne ordinò la costruzione, il castello vescovile, il più importante monumento di Castelnuovo Magra, si affaccia direttamente sul piazzale settecentesco del borgo dal quale si staglia, in tutta la sua maestosità, con la "turris magna". Questa imponente torre dalla forma quadrilatera, che permette alla vista di spaziare a valle verso Sarzana, presenta, alla sua sommità, un sistema di caditoie e beccatelli sorreggenti una elegante merlatura guelfa, mentre spiccano qua e là conci in marmo, provenienti, probabilmente, dal saccheggio del foro della città di Luni. Del corpo di fabbrica del castello e della cortina esterna, con annessa la porta, rimangono alcuni tratti di mura, come restano, a testimonianza del sistema difensivo, la base di un bastione angolare, una torre di dimensioni meno imponenti, ed ancora resti notevoli delle mura di cinta. Probabilmente il castello sorse sulle rovine del maniero di Santa Maria, di proprietà dei vescovi-conti di Luni, e la sua costruzione faceva parte di un piano di rinnovo della diocesi messo in opera del vescovo Enrico. Quest'ultimo, proprio con la costruzione del suddetto castello, fece prevalere la sua autorità su alcuni vasti territori della Lunigiana i cui signori incontrastati erano i Malaspina. Alla figura di Dante Alighieri è legato il momento più importante della storia del castello, quando, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 1306, grazie alla mediazione del "sommo poeta", il vescovo di Luni, Antonio da Camilla, e i Malaspina, nella persona di Francesco di Mulazzo e dei congiunti Moroello e Corradino, firmarono l'atto di pace che sanciva il definitivo crollo del potere ecclesiastico in Lunigiana. Infine Castelnuovo, dopo aver rappresentato per oltre un secolo il simbolo della forza ecclesiastica assolvendo la funzione di residenza vescovile, nel 1470 fu accorpato definitivamente a Sarzana.

LA FORTEZZA DI BRUNELLA DI AULLA
Tra il X ed il XIII secolo i Malaspina e i vescovi-conti di Luni si contesero il territorio di Aulla, abitato, nella preistoria dalla popolazione dei Liguri-Apuani, dove sorge la maestosa fortezza della Brunella. Ancora oggi, le origini della fortezza sono avvolte da un alone di mistero, anche se sono state formulate diverse ipotesi. La più accreditata è quella che riconosce nel marchese Adamo Centurione il committente della costruzione, quando, nel 1543, ebbe il feudo di Aulla da Giovanni dalle Bande Nere, che a sua volta lo acquisì nel 1522. Quest'ultimo, insieme con il marchese Jacopo Ambrogio Malaspina (fine del XV secolo), potrebbe essere uno dei promotori della fortezza.
La fortezza venne presidiata dai Gallo-Ispani nel 1700, durante la guerra di successione spagnola; in seguito, il dominio del territorio aullese passò da Luigi Centurione al marchese Alessandro Malaspina di Podenzana. Infine la fortezza, dopo il 1860, fu venduta alla famiglia inglese Waterfield che, per renderla più confortevole, la modificò nella sua parte occidentale con l'istallazione degli impianti, la rivisitazione degli ambienti interni e l'apertura di alcune finestre. Giunta a noi pressoché intatta, la fortezza della Brunella, dalla quale si possono ammirare le Alpi Apuane, le catene appenniniche, nonché la valle del Magra e dell'Aulella, è dotata di una naturale potenzialità difensiva, data dal connubio tra la scelta del sito su cui è ubicata (a strapiombo sullo sperone di roccia), e le scelte architettoniche che testimoniano un indiscutibile adattamento, sia nella tipologia sia nei caratteri costruttivi, al progressivo mutare delle tecniche militari. Un profondo fossato circonda l'edificio a base quadrata, mentre un passaggio fisso in mattoni, sostituto del vecchio ponte levatoio, conduce all'interno dell'edificio non prima di aver attravesato uno stretto cortile che divide simmetricamente la fortezza. Volte a padiglione lunettate e grandi caminetti in pietra serena si possono ammirare nei saloni al pian terreno, mentre all'esterno, il bosco di lecci del parco della Brunella rende questa struttura ancora più suggestiva, avvolgendola in quel silenzio foriero di antiche emozioni. Dal 1984 la fortezza della Brunella ospita il Museo di Storia Naturale della Lunigiana.
Stazione FFSS (linea Parma-Genova), SS n. 62, Autostrada A15
Museo di Storia naturale della Lunigiana
Orario: 9-12/15-18 in inverno; 9-12/16-19 in estate. Lunedi`chiuso. Tel. 0187/400252

IL CASTELLO DI BASTIA
Poco distante da Licciana, spicca il borgo di Bastia, dominato dall'immmensa mole del castello, che si erge, imponente, fra le case dell'antico borgo medievale. Eretto, probabilmente, intorno alla seconda metà del XIII secolo, il maniero, citato già in documenti del 1294 e del 1307, subì l'occupazione dei Genovesi all'inizio del XV secolo e, in seguito, tornò ai marchesi di Villafranca. L'architettura del castello è imponente e massiccia: si tratta di un edificio a pianta quadrangolare con grandi torrioni circolari agli angoli. E' probabile che le torri angolari, nel Medioevo, fossero molto più alte e abbiano subito modifiche nel corso del XVI secolo. Il mastio centrale, invece, svetta ancora all'interno della struttura, ed è decorato dai beccatelli e dalle mensole sporgenti.

IL CASTELLO DELLA VERRUCOLA
Arroccato su uno sperone di roccia che domina la valle segnata dal torrente Mommio e dal canale Collegnano, il castello della Verrucola, a circa 2 Km da Fivizzano, rivestiva un'importanza strategica notevole soprattutto nel Medioevo. Un nucleo fortificato è attestato già intorno al 1100, sotto il dominio della famiglia locale dei Bosi. Probabilmente, a questa fase, risale il mastio centrale, ancora strutturato come una "casa torre", mentre il castello assunse la sua forma definitiva soltanto nel XIV secolo, grazie all'intervento del marchese Spinetta Malaspina. Costui cercò di difendere la Verrucola dall'attacco di Castruccio Castracani, nel 1312, ma la rocca capitolò dopo 14 giorni di assedio e Spinetta fu esiliato. Solo dopo la morte di Castruccio Castracani il marchese poté tornare alla Verrucola e, dal 1328, intraprese i lavori di restauro del castello, necessari dopo le numerose battaglie degli anni precedenti. Dopo la strage dei discendenti di Spinetta, avvenuta nel 1418 a causa di una congiura, la Verrucola passò gradualmente sotto il dominio fiorentino e, in seguito, perse il proprio prestigio fino ad arrivare al disastroso terremoto del 1481. Oggi, tuttavia, il castello è uno dei manieri più suggestivi della Lunigiana, grazie, soprattutto, agli interventi di restauro apportati da Pietro Casella, attualmente proprietario dell'edificio.

LA TORRE DI SAN GIORGIO E IL CASTELLO DI FILATTIERA
La torre di San Giorgio, recentemente datata intorno al Mille, è l'unica parte superstite del castello omonimo. Essa rappresenta il prototipo delle torri quadrangolari lunigianesi ed è ubicata nei pressi di una chiesetta castrense di età bizantina, nella zona sud-occidentale del borgo di Filattiera. Interamente in pietra, raccoglie tutte quelle caratteristiche di costruzione che saranno imitate, per tutto il Medioevo, in Lunigiana: la pianta quadrilatera che reca un ingresso in alto, al quale si accedeva, probabilmente, tramite una scaletta retrattile, il basamento "pieno" che presenta tracce di cisterna, la rastremazione dello spessore murario nonché le progressive riseghe di fondazione.
Tornato all'antico splendore grazie ad un radicale intervento di restauro, il castello malaspiniano di Filattiera si erge possente su due lati della piazza principale. Circondato da un ampio giardino, munito, un tempo, di mura e di fossato, il maniero ricopriva una funzione difensiva della valle, affiancato dal nucleo fortificato di Mulazzo. L'interno dell'edificio si articola in tre saloni di grandi dimensioni: quello superiore, chiuso al pubblico, è utilizzato come luogo di rappresentanza ed è coperto da cassettoni lignei; quello al piano terra, del quale si possono ammirare quattro volte a crociera rette da un massiccio pilastro in pietra, è comunicante con un pozzo, all'interno del quale è stata ripristinata una passerella; il salone intermedio, invece, è adibito dall'attuale proprietario Cesare Buglia, conte e duca degli Attendoli Sforza di Milano, a ristorante per raduni e cerimonie. Obizzo Malaspina acquistò il feudo di Filattiera nel 1221, esercitando il suo potere su tutta quella zona, montana e pedemontana, che si estende a sinistra del fiume Magra, fatta eccezione per Villafranca. Ancora oggi il castello sintetizza, nella sua struttura e nelle sue caratteristiche, la storia di quest'antica e potente casata.

CASTIGLIONE DEL TERZIERE
Seguendo il crinale dei colli in direzione di Licciana e poco distante da Bagnone troviamo, arroccato su uno sperone di roccia, il castello di Castiglione del Terziere. L'omonimo borgo, che domina dall'alto di un colle alle pendici del Monte Sant' Antonio, trae il suo nome dalla divisione operata dai Malaspina di Filattiera nel 1275, che lo compresero nella terza parte dell'eredità feudale paterna assegnata al marchese Alberto del ramo di Filattiera. L'attuale proprietario dell'edificio, Loris Jacopo Bononi, docente di farmacia a Torino nonché umanista e autore di diversi libri, ha svolto un'imponente opera di restauro tanto da riportare il maniero agli antichi splendori e renderlo un prezioso forziere di memorie lunigianesi. Dal 1973, infatti, il castello è la sede del "Centro Studi Umanistici Niccolò V" che, attraverso mostre documentarie, conferenze, concerti, spettacoli teatrali e pubblicazioni, si dedica alla divulgazione e allo studio della Lunigiana e degli autori lunigianesi di tutti i tempi con le loro biografie ed opere. In un simile "tempio del sapere" non poteva, inoltre, mancare una preziosa biblioteca che comprende codici, manoscritti, autografi, libri a stampa di autore o di argomento lunigianese (rarissime edizioni a partire dal XIV secolo tra le quali figurano incunaboli e cinquecentine di inestimabile valore), nonché vari testi di notevole importanza riguardanti la letteratura e la storia. Numerosi documenti antichi, spesso non consultabili presso gli Archivi di Stato, sono accessibili tramite una cospicua raccolta di microfilms. I Malaspina, che furono i signori incontrastati della valle di Bagnone dai primi anni del 1000, cedettero, per 8000 fiorini d'oro, tutti i feudi alla Repubblica Fiorentina trasformando Castiglione del Terziere nella sede del Capitanato di Giustizia. Il castello, possente nei suoi bastioni circolari e nelle sue torri quadrate, si presenta, nella sua struttura complessiva, come il risultato di diverse stratificazioni e modifiche apportate lungo i secoli in adeguamento alle nuove tecniche offensive e alle armi da fuoco. La prima fase costruttiva del castello è probabilmente anteriore all'XI secolo come suggeriscono le mura superstiti, il torrione centrale incastonato nella restante parte rinascimentale e il mastio a base quadrata che ospita un isolato pilastro cilindrico.

IL CASTELLO DI PONTREMOLI
La storia del castello del Piagnaro, che ha sempre rappresentato, attraverso i secoli un punto di riferimento sicuro per la difesa di Pontremoli, comincia probabilmente alla metà del X secolo quando gli Adalberti, famiglia di origine longobarda consanguinei degli Obertenghi, vollero la sua costruzione. La sua prima distruzione, che avvenne nel 1110, è legata al passaggio di Enrico V e del suo esercito, diretti verso la Toscana. Nonostante i gravi danni subiti, l'edificio venne ricostruito e i Pontremolesi, cinquant'anni dopo, furono in grado di fermare l'avanzata di Federico Barbarossa, che dovette cambiare direzione. Federico II, nel 1242, espugnò il borgo, imitato, sei anni dopo, dai fuoriusciti pontremolesi che cacciarono dal comune i Ghibellini con l'aiuto dei Guelfi di Piacenza. La struttura del maniero subirà altre modifiche dopo l'ennesima distruzione degli abitanti del borgo nel 1329, in spregio al vicario imperiale di Lodovico il Bavaro. Nel 1495 Pontremoli attraversò il momento più drammatico della sua storia quando Carlo VIII ed il suo esercito misero il borgo a "ferro e fuoco" apportando gravissimi danni ad opere d'arte e antichi edifici. Tra il XIV e il XVII secolo, in seguito alla caduta del comune, Pontremoli fu protagonista di un avvicendarsi di dominazioni straniere fino ad arrivare al Granduca Leopoldo di Toscana che, nel 1790, donò ai Pontremolesi l'ultimo cannone che ne muniva i bastioni affinché fosse costruita una campana della torre civica con il bronzo ricavato dalla fusione dell'arma. Il borgo del Piagnaro, attraverso il quale si giunge al castello, deve il suo nome alla cava di "piagne", ubicata nelle vicinanze, che serviva nella costruzione dei tetti delle case. Dell'edificio si può distinguere, in alto, un nucleo più antico ed un possente torrione a pianta semiellittica risalente al XV secolo. Di età più tarda sono, invece, le costruzioni in basso, che costituiscono un secondo nucleo destinato, probabilmente, all'alloggio delle truppe. Una grande testa apotropaica spicca sull'attuale ingresso principale che consente l'accesso all'edificio; attraversando, poi, una serie di portali, è possibile visitare il Museo delle statue-stele lunigianesi, presente dal 1975 nel castello.
Stazione FFSS (linea Parma-Genova), SS n.62, Autostrada A15
Museo delle Statue Stele della Lunigiana
Castello del Piagnaro; Tel. 0187/831439; Orario 9-12/15-18. In estate aperto anche il lunedì.

LA "TORRE DI DANTE"A MULAZZO
Situato sulla riva opposta del fiume Magra e posto di fronte al borgo di Filattiera, Mulazzo è considerata una delle sedi storiche malaspiniane più importanti della Lunigiana feudale. Fu, infatti, uno dei più antichi possedimenti dei Malaspina ai quali venne affidato, nel 1164, dall'imperatore Federico Barbarossa. Questo antico borgo divenne, nel 1221, la capitale dei feudi dei Malaspina dello Spino Secco e qui Dante, secondo una tradizione non supportata da alcun documento, fu ospitato dai Marchesi nel 1306, per mediare la pace tra loro e i vescovi di Luni. Dell'imponente torre esagonale, che domina Mulazzo, probabilmente di epoca bizantina, chiamata appunto "Torre di Dante", rimane soltanto il basamento, mentre rimangono solo pochi ruderi a testimoniare l'esistenza di due castelli ubicati, in luoghi e tempi diversi, all'interno delle mura del borgo.