IL
CASTELLO DI FOSDINOVO
"Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una
selva oscura, che la diritta via era smarrita ...". Secondo
una delle leggende che aleggiano a Fosdinovo, questo celeberrimo
inizio del primo canto dell'Inferno, fu ispirato a Dante da
un episodio accadutogli mentre era nei dintorni di questo
borgo, per una battuta di caccia al seguito dei Malaspina.
Secondo la leggenda, infatti, il "sommo poeta" si
smarrì e sia la fitta vegetazione lunigianense, sia
la paura scaturita dall'esperienza vissuta, sfociarono in
quei memorabili versi destinati a collocare l'Alighieri nell'eterno
firmamento della poesia.
Queste ed altre leggende sono fiorite, nei secoli, attorno
alla visita di Dante in Lunigiana soprattutto al tanto discusso
soggiorno del poeta al castello di Fosdinovo. Arroccato su
uno sperone di roccia, il castello di Fosdinovo, domina sulla
Lunigiana, sul corso del Magra fino al mare. Teatro di amori
travolgenti e tragici e di vicede oscure e misteriose, questo
antico maniero, che si presenta ancora maestoso e imponente,
vanta un'ottima posizione strategica e si staglia contro il
cielo con le sue mura massicce orlate da merli ghibellini
a coda di rondine. Di pianta quadrangolare, la maestosa costruzione
presenta un cortile centrale e altissime torri che fiancheggiano
gli angoli rese comunicanti, nella parte più antica,
da un camminamento di ronda. L'origine della struttura del
maniero non è databile con precisione, anche se, come
costruzione di difesa, sicuramente esisteva già prima
del 1200. Fu Spinetta Malaspina il Grande del ramo dello Spino
Fiorito che, entrato in possesso del castello nella prima
metà del XIV secolo, costruì e fortificò
la parte più notevole dell'edificio. La parentela e
l'amicizia tra Spinetta Malaspina e Cangrande della Scala
sono testimoniati dal bassorilievo marmoreo posto sull'ingresso
che permette l'accesso alla "piazza dei cannoni",
la parte più antica del castello. Dopo aver oltrepassato
il secondo portone si entra nel castello, non prima di aver
attraversato un portico cinquecentesco sopra al quale spiccano
due volte a crociera. Un grande e bellissimo camino in pietra
serena, utilizzato dal signore per riscaldare le stanze superiori
e ascoltare indisturbato le conversazioni dei suoi ospiti,
troneggia nella "sala da pranzo", mentre un prezioso
arazzo genovese del '500, che presenta lo stemma dello Spino
Fiorito, spicca da una parete della "sala del trono".
Procedendo con la visita all'interno del castello si possono
ammirare gli affreschi neogotici del pittore fiorentino Gaetano
Bianchi che, nel 1882, illustrò, le pareti della "sala
dei ricevimenti", con episodi della vita di Spinetta
Malaspina sostituendo i distrutti affreschi rinascimentali
già presenti in questa stanza. Tra le varie vicende
rappresentate dal pittore c'è quella relativa all'improbabile
soggiorno di Dante nel castello. Sicuramente il grande poeta
non dormì in quella che viene presentata come "stanza
di Dante" e che presenta l'antico affresco Hecce Homo
alloggiato in una nicchia trilobata, infatti i Malaspina,
all'epoca del suo passaggio in Lunigiana, non erano ancora
proprietari dell'edificio. Un'atmosfera sinistra avvolge la
"sala del trabocchetto" dove la marchesa Cristina
Pallavicino si incontrava con i suoi amanti riservandogli
una terribile sorte: aprendo una botola sul pavimento (un
"trabocchetto", appunto) gli sventurati compivano
salto nel buio attraverso un tunnel per atterrare su un letto
di lame, e se la morte non era istantanea, i poveretti erano
destinati a diventare sordi a causa del rimbombo provocato
dalle loro grida di disperazione. Salendo sulla torre si può
visitare "la stanza degli ospiti sgraditi", dove
gli invitati poco raccomandabili potevano essere sorvegliati
dai soldati nel corridoio, unica via di accesso al resto del
castello. Nella "sala delle armi", infine, troviamo
vari strumenti di tortura e antiche armi. Tra gli oggetti
di un certo valore presenti nel castello ricordiamo: un'armatura
caratteristica dell'epoca, un forziere che reca una chiusura
apribile con 5 chiavi contemporaneamente, alcune monete antiche
coniate dai Malaspina e un cigno di legno appartenente ad
un'antica giostra.
Tra coloro che contribuirono a rendere questo edificio uno
dei più bei castelli di Lunigiana spiccano i nomi di
Galeotto Malaspina, nipote di Spinetta, e di Alfonso Malaspina
che, per porre rimedio ai danneggiamenti subiti durante il
XIX secolo, dette inizio, dal 1882, ad una vasta opera di
ristrutturazione. Interventi molto costosi sono stati effettuati
nuovamente a partire dagli anni '60 dopo i gravissimi danni
provocati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Assolutamente da non perdere e la "passeggiata"
tra i tetti del castello, che permette allo sguardo di perdersi
nel verde della Lunigiana e alla fantasia, stimolata e suggestionata
da tante leggende, di intravedere quel fantasma che da secoli,
si racconta, si aggira, inquieto e tormentato, nel castello...
Stazione FFSS Carrara Avenza (collegamenti autobus da Carrara)
SS n. 1 Aurelia
Castello Malaspina
Tel. 0187/68891Chiuso il martedì. Orario: 10-11 (per
almeno 6 visitatori); visite alle ore 16-17-18 (il castello
può essere chiuso per matrimoni o per la presenza del
conte).
CASTELNUOVO
MAGRA
Risalente al 1273, quando il vescovo Enrico da Fucecchio ne
ordinò la costruzione, il castello vescovile, il più
importante monumento di Castelnuovo Magra, si affaccia direttamente
sul piazzale settecentesco del borgo dal quale si staglia,
in tutta la sua maestosità, con la "turris magna".
Questa imponente torre dalla forma quadrilatera, che permette
alla vista di spaziare a valle verso Sarzana, presenta, alla
sua sommità, un sistema di caditoie e beccatelli sorreggenti
una elegante merlatura guelfa, mentre spiccano qua e là
conci in marmo, provenienti, probabilmente, dal saccheggio
del foro della città di Luni. Del corpo di fabbrica
del castello e della cortina esterna, con annessa la porta,
rimangono alcuni tratti di mura, come restano, a testimonianza
del sistema difensivo, la base di un bastione angolare, una
torre di dimensioni meno imponenti, ed ancora resti notevoli
delle mura di cinta. Probabilmente il castello sorse sulle
rovine del maniero di Santa Maria, di proprietà dei
vescovi-conti di Luni, e la sua costruzione faceva parte di
un piano di rinnovo della diocesi messo in opera del vescovo
Enrico. Quest'ultimo, proprio con la costruzione del suddetto
castello, fece prevalere la sua autorità su alcuni
vasti territori della Lunigiana i cui signori incontrastati
erano i Malaspina. Alla figura di Dante Alighieri è
legato il momento più importante della storia del castello,
quando, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 1306, grazie alla
mediazione del "sommo poeta", il vescovo di Luni,
Antonio da Camilla, e i Malaspina, nella persona di Francesco
di Mulazzo e dei congiunti Moroello e Corradino, firmarono
l'atto di pace che sanciva il definitivo crollo del potere
ecclesiastico in Lunigiana. Infine Castelnuovo, dopo aver
rappresentato per oltre un secolo il simbolo della forza ecclesiastica
assolvendo la funzione di residenza vescovile, nel 1470 fu
accorpato definitivamente a Sarzana. 
LA
FORTEZZA DI BRUNELLA DI AULLA
Tra il X ed il XIII secolo i Malaspina e i vescovi-conti di
Luni si contesero il territorio di Aulla, abitato, nella preistoria
dalla popolazione dei Liguri-Apuani, dove sorge la maestosa
fortezza della Brunella. Ancora oggi, le origini della fortezza
sono avvolte da un alone di mistero, anche se sono state formulate
diverse ipotesi. La più accreditata è quella
che riconosce nel marchese Adamo Centurione il committente
della costruzione, quando, nel 1543, ebbe il feudo di Aulla
da Giovanni dalle Bande Nere, che a sua volta lo acquisì
nel 1522. Quest'ultimo, insieme con il marchese Jacopo Ambrogio
Malaspina (fine del XV secolo), potrebbe essere uno dei promotori
della fortezza.
La fortezza venne presidiata dai Gallo-Ispani nel 1700, durante
la guerra di successione spagnola; in seguito, il dominio
del territorio aullese passò da Luigi Centurione al
marchese Alessandro Malaspina di Podenzana. Infine la fortezza,
dopo il 1860, fu venduta alla famiglia inglese Waterfield
che, per renderla più confortevole, la modificò
nella sua parte occidentale con l'istallazione degli impianti,
la rivisitazione degli ambienti interni e l'apertura di alcune
finestre. Giunta a noi pressoché intatta, la fortezza
della Brunella, dalla quale si possono ammirare le Alpi Apuane,
le catene appenniniche, nonché la valle del Magra e
dell'Aulella, è dotata di una naturale potenzialità
difensiva, data dal connubio tra la scelta del sito su cui
è ubicata (a strapiombo sullo sperone di roccia), e
le scelte architettoniche che testimoniano un indiscutibile
adattamento, sia nella tipologia sia nei caratteri costruttivi,
al progressivo mutare delle tecniche militari. Un profondo
fossato circonda l'edificio a base quadrata, mentre un passaggio
fisso in mattoni, sostituto del vecchio ponte levatoio, conduce
all'interno dell'edificio non prima di aver attravesato uno
stretto cortile che divide simmetricamente la fortezza. Volte
a padiglione lunettate e grandi caminetti in pietra serena
si possono ammirare nei saloni al pian terreno, mentre all'esterno,
il bosco di lecci del parco della Brunella rende questa struttura
ancora più suggestiva, avvolgendola in quel silenzio
foriero di antiche emozioni. Dal 1984 la fortezza della Brunella
ospita il Museo di Storia Naturale della Lunigiana.
Stazione FFSS (linea Parma-Genova), SS n. 62, Autostrada A15
Museo di Storia naturale della Lunigiana
Orario: 9-12/15-18 in inverno; 9-12/16-19 in estate. Lunedi`chiuso.
Tel. 0187/400252 
IL
CASTELLO DI BASTIA
Poco distante da Licciana, spicca il borgo di Bastia, dominato
dall'immmensa mole del castello, che si erge, imponente, fra
le case dell'antico borgo medievale. Eretto, probabilmente,
intorno alla seconda metà del XIII secolo, il maniero,
citato già in documenti del 1294 e del 1307, subì
l'occupazione dei Genovesi all'inizio del XV secolo e, in
seguito, tornò ai marchesi di Villafranca. L'architettura
del castello è imponente e massiccia: si tratta di
un edificio a pianta quadrangolare con grandi torrioni circolari
agli angoli. E' probabile che le torri angolari, nel Medioevo,
fossero molto più alte e abbiano subito modifiche nel
corso del XVI secolo. Il mastio centrale, invece, svetta ancora
all'interno della struttura, ed è decorato dai beccatelli
e dalle mensole sporgenti. 
IL
CASTELLO DELLA VERRUCOLA
Arroccato su uno sperone di roccia che domina la valle segnata
dal torrente Mommio e dal canale Collegnano, il castello della
Verrucola, a circa 2 Km da Fivizzano, rivestiva un'importanza
strategica notevole soprattutto nel Medioevo. Un nucleo fortificato
è attestato già intorno al 1100, sotto il dominio
della famiglia locale dei Bosi. Probabilmente, a questa fase,
risale il mastio centrale, ancora strutturato come una "casa
torre", mentre il castello assunse la sua forma definitiva
soltanto nel XIV secolo, grazie all'intervento del marchese
Spinetta Malaspina. Costui cercò di difendere la Verrucola
dall'attacco di Castruccio Castracani, nel 1312, ma la rocca
capitolò dopo 14 giorni di assedio e Spinetta fu esiliato.
Solo dopo la morte di Castruccio Castracani il marchese poté
tornare alla Verrucola e, dal 1328, intraprese i lavori di
restauro del castello, necessari dopo le numerose battaglie
degli anni precedenti. Dopo la strage dei discendenti di Spinetta,
avvenuta nel 1418 a causa di una congiura, la Verrucola passò
gradualmente sotto il dominio fiorentino e, in seguito, perse
il proprio prestigio fino ad arrivare al disastroso terremoto
del 1481. Oggi, tuttavia, il castello è uno dei manieri
più suggestivi della Lunigiana, grazie, soprattutto,
agli interventi di restauro apportati da Pietro Casella, attualmente
proprietario dell'edificio. 
LA
TORRE DI SAN GIORGIO E IL CASTELLO DI FILATTIERA
La torre di San Giorgio, recentemente datata intorno al Mille,
è l'unica parte superstite del castello omonimo. Essa
rappresenta il prototipo delle torri quadrangolari lunigianesi
ed è ubicata nei pressi di una chiesetta castrense
di età bizantina, nella zona sud-occidentale del borgo
di Filattiera. Interamente in pietra, raccoglie tutte quelle
caratteristiche di costruzione che saranno imitate, per tutto
il Medioevo, in Lunigiana: la pianta quadrilatera che reca
un ingresso in alto, al quale si accedeva, probabilmente,
tramite una scaletta retrattile, il basamento "pieno"
che presenta tracce di cisterna, la rastremazione dello spessore
murario nonché le progressive riseghe di fondazione.
Tornato all'antico splendore grazie ad un radicale intervento
di restauro, il castello malaspiniano di Filattiera si erge
possente su due lati della piazza principale. Circondato da
un ampio giardino, munito, un tempo, di mura e di fossato,
il maniero ricopriva una funzione difensiva della valle, affiancato
dal nucleo fortificato di Mulazzo. L'interno dell'edificio
si articola in tre saloni di grandi dimensioni: quello superiore,
chiuso al pubblico, è utilizzato come luogo di rappresentanza
ed è coperto da cassettoni lignei; quello al piano
terra, del quale si possono ammirare quattro volte a crociera
rette da un massiccio pilastro in pietra, è comunicante
con un pozzo, all'interno del quale è stata ripristinata
una passerella; il salone intermedio, invece, è adibito
dall'attuale proprietario Cesare Buglia, conte e duca degli
Attendoli Sforza di Milano, a ristorante per raduni e cerimonie.
Obizzo Malaspina acquistò il feudo di Filattiera nel
1221, esercitando il suo potere su tutta quella zona, montana
e pedemontana, che si estende a sinistra del fiume Magra,
fatta eccezione per Villafranca. Ancora oggi il castello sintetizza,
nella sua struttura e nelle sue caratteristiche, la storia
di quest'antica e potente casata. 
CASTIGLIONE
DEL TERZIERE
Seguendo il crinale dei colli in direzione di Licciana e poco
distante da Bagnone troviamo, arroccato su uno sperone di
roccia, il castello di Castiglione del Terziere. L'omonimo
borgo, che domina dall'alto di un colle alle pendici del Monte
Sant' Antonio, trae il suo nome dalla divisione operata dai
Malaspina di Filattiera nel 1275, che lo compresero nella
terza parte dell'eredità feudale paterna assegnata
al marchese Alberto del ramo di Filattiera. L'attuale proprietario
dell'edificio, Loris Jacopo Bononi, docente di farmacia a
Torino nonché umanista e autore di diversi libri, ha
svolto un'imponente opera di restauro tanto da riportare il
maniero agli antichi splendori e renderlo un prezioso forziere
di memorie lunigianesi. Dal 1973, infatti, il castello è
la sede del "Centro Studi Umanistici Niccolò V"
che, attraverso mostre documentarie, conferenze, concerti,
spettacoli teatrali e pubblicazioni, si dedica alla divulgazione
e allo studio della Lunigiana e degli autori lunigianesi di
tutti i tempi con le loro biografie ed opere. In un simile
"tempio del sapere" non poteva, inoltre, mancare
una preziosa biblioteca che comprende codici, manoscritti,
autografi, libri a stampa di autore o di argomento lunigianese
(rarissime edizioni a partire dal XIV secolo tra le quali
figurano incunaboli e cinquecentine di inestimabile valore),
nonché vari testi di notevole importanza riguardanti
la letteratura e la storia. Numerosi documenti antichi, spesso
non consultabili presso gli Archivi di Stato, sono accessibili
tramite una cospicua raccolta di microfilms. I Malaspina,
che furono i signori incontrastati della valle di Bagnone
dai primi anni del 1000, cedettero, per 8000 fiorini d'oro,
tutti i feudi alla Repubblica Fiorentina trasformando Castiglione
del Terziere nella sede del Capitanato di Giustizia. Il castello,
possente nei suoi bastioni circolari e nelle sue torri quadrate,
si presenta, nella sua struttura complessiva, come il risultato
di diverse stratificazioni e modifiche apportate lungo i secoli
in adeguamento alle nuove tecniche offensive e alle armi da
fuoco. La prima fase costruttiva del castello è probabilmente
anteriore all'XI secolo come suggeriscono le mura superstiti,
il torrione centrale incastonato nella restante parte rinascimentale
e il mastio a base quadrata che ospita un isolato pilastro
cilindrico. 
IL
CASTELLO DI PONTREMOLI
La storia del castello del Piagnaro, che ha sempre rappresentato,
attraverso i secoli un punto di riferimento sicuro per la
difesa di Pontremoli, comincia probabilmente alla metà
del X secolo quando gli Adalberti, famiglia di origine longobarda
consanguinei degli Obertenghi, vollero la sua costruzione.
La sua prima distruzione, che avvenne nel 1110, è legata
al passaggio di Enrico V e del suo esercito, diretti verso
la Toscana. Nonostante i gravi danni subiti, l'edificio venne
ricostruito e i Pontremolesi, cinquant'anni dopo, furono in
grado di fermare l'avanzata di Federico Barbarossa, che dovette
cambiare direzione. Federico II, nel 1242, espugnò
il borgo, imitato, sei anni dopo, dai fuoriusciti pontremolesi
che cacciarono dal comune i Ghibellini con l'aiuto dei Guelfi
di Piacenza. La struttura del maniero subirà altre
modifiche dopo l'ennesima distruzione degli abitanti del borgo
nel 1329, in spregio al vicario imperiale di Lodovico il Bavaro.
Nel 1495 Pontremoli attraversò il momento più
drammatico della sua storia quando Carlo VIII ed il suo esercito
misero il borgo a "ferro e fuoco" apportando gravissimi
danni ad opere d'arte e antichi edifici. Tra il XIV e il XVII
secolo, in seguito alla caduta del comune, Pontremoli fu protagonista
di un avvicendarsi di dominazioni straniere fino ad arrivare
al Granduca Leopoldo di Toscana che, nel 1790, donò
ai Pontremolesi l'ultimo cannone che ne muniva i bastioni
affinché fosse costruita una campana della torre civica
con il bronzo ricavato dalla fusione dell'arma. Il borgo del
Piagnaro, attraverso il quale si giunge al castello, deve
il suo nome alla cava di "piagne", ubicata nelle
vicinanze, che serviva nella costruzione dei tetti delle case.
Dell'edificio si può distinguere, in alto, un nucleo
più antico ed un possente torrione a pianta semiellittica
risalente al XV secolo. Di età più tarda sono,
invece, le costruzioni in basso, che costituiscono un secondo
nucleo destinato, probabilmente, all'alloggio delle truppe.
Una grande testa apotropaica spicca sull'attuale ingresso
principale che consente l'accesso all'edificio; attraversando,
poi, una serie di portali, è possibile visitare il
Museo delle statue-stele lunigianesi, presente dal 1975 nel
castello.
Stazione FFSS (linea Parma-Genova), SS n.62, Autostrada A15
Museo delle Statue Stele della Lunigiana
Castello del Piagnaro; Tel. 0187/831439; Orario 9-12/15-18.
In estate aperto anche il lunedì. 
LA
"TORRE DI DANTE"A MULAZZO
Situato sulla riva opposta del fiume Magra e posto di fronte
al borgo di Filattiera, Mulazzo è considerata una delle
sedi storiche malaspiniane più importanti della Lunigiana
feudale. Fu, infatti, uno dei più antichi possedimenti
dei Malaspina ai quali venne affidato, nel 1164, dall'imperatore
Federico Barbarossa. Questo antico borgo divenne, nel 1221,
la capitale dei feudi dei Malaspina dello Spino Secco e qui
Dante, secondo una tradizione non supportata da alcun documento,
fu ospitato dai Marchesi nel 1306, per mediare la pace tra
loro e i vescovi di Luni. Dell'imponente torre esagonale,
che domina Mulazzo, probabilmente di epoca bizantina, chiamata
appunto "Torre di Dante", rimane soltanto il basamento,
mentre rimangono solo pochi ruderi a testimoniare l'esistenza
di due castelli ubicati, in luoghi e tempi diversi, all'interno
delle mura del borgo. 
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