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LE TRADIZIONI GASTRONOMICHE DELLA LUCCHESIA
La cucina lucchese presenta senza dubbio i tratti della cucina tipica toscana, fatta di
tradizioni povere e contadine con i prodotti dell'orto, ma anche di carni, insaccati, cacciagione e formaggi.
Castra romano (tanto che nella pianta cittadina sono facilmente riconoscibili in via Fillungo e via Roma il cardine e il decumano) Lucca vede nelle zuppe di farro e fagioli germogliati uno dei suoi piatti più antichi.
Di epoca più recente, invece, attorno al '700, l'uso del granturco quando anche la cucina risente delle colte tradizioni fiorentine.
Da annoverare la prima delle arti minori: quella dei "Beccai", antichi macellai lucchesi, allevatori e venditori di carni (soprattutto agnello, capra, maiale e pollame) che poi venivano cucinate per le tavole più ricche in arrosti deliziosi, impreziositi da mantecature ed intingoli speciali.
(Senza dimenticare la suggestiva cura della presentazione scenica del piatto di bue con all'interno il pavone a sua volta farcito di tordi...)
Ma è la zuppa a rappresentare la cucina tradizionale e povera della lucchesia, caratterizzata anche dall'usanza di tramandare, di famiglia in famiglia, l'osso del prosciutto per insaporire un poco questo piatto contadino di legumi.
Tipico della cucina lucchese l'uso del finocchio selvatico (anetus foetida) che ha profumato, e
tutt'ora profuma, molte pietanze.
E poi gli umidi: la cacciagione, soprattutto la lepre, ad imbandire tradizionalmente le tavole cittadine lucchesi.
Tipici gli insaccati: il lardo nella bassa Valle del Serchio; il sanguinaccio e la finocchiona; ma anche la mezzina, e la salsiccia indicatissima per la brace.
Nella tradizione di ciò che viene cotto al fuoco (testus) i testi di ferro rappresentano lo strumento principe per la preparazione di tutte le leccornie, dolci e salate, ricavate dalla farina di castagne che per anni ha rappresentato il pilastro della cucina contadina.
Una pagina ad hoc meritano i deliziosi vini ed olii della lucchesia: dai terreni delle colline di fronte a Monte Carlo, terreni poveri di calcio e dunque ottimi per la produzione vitivinicola, il Monte Carlo rosso e bianco, o il vino di Matraia (tanto per citarne alcuni...) rappresentano un prodotto prezioso noto
in tutto il mondo.
Da ricordare anche il vino Picciolo fatto con gli avanzi della vendemmia; o quello derivato dalla
dolcissima uva fragola.
L'olio insieme al vino, rappresenta senza dubbio un eccezionale punto di forza della cucina lucchese: un olio a bassa acidità, che ancora viene franto nei vecchi frantoi in pietra e coltivato in purezza.
Un bicchiere di Biadina, antico liquore ancora prodotto nel rispetto della ricetta originaria,
accompagnava i pinoli.
E tutt'oggi, dulcis in fundo, una buona fetta del celeberrimo Buccellato; oppure (se ancora la
trovate...) di Pasimata, una torta settecentesca a base di pasta di pane ed anice.
I VINI
Lucca e i territori circostanti sono famosi per la produzione del Doc Colline Lucchesi: dal 1968 si produce il rosso, e, solo dal 1985, anche il bianco.
Nelle colline lucchesi spicca la produzione del vino di Montecarlo, un Doc famoso da secoli che si ricava da vigneti cresciuti su un terreno sassoso e ghiaioso. Fin dal secolo scorso, tuttavia, il bianco è stato raffinato grazie all'introduzione di vitigni francesi, che hanno trovato, qui, un terreno particolarmente favorevole al loro sviluppo. Recentemente il bianco di Montecarlo è affiancato anche da un rosso creato dall'unione di uve Cabernet, Sirah e Merlot.
Il paese di Montecarlo, inoltre, merita una visita, poiché è un piccolo borgo ricco di storia, stretto attorno alla rocca trecentesca del Cerruglio. In passato il borgo veniva chiamato "Viviana", un nome derivato, probabilmente, da "Via Vinaria", toponimo che testimonia l'antica origine della tradizione vinicola locale. Nei mesi di settembre e novembre, a Montecarlo, si tengono alcune manifestazioni dedicate al vino, come la Mostra Mercato del Vino Montecarlo e la Festa del Vino Novello. Le strade del vino, nei colli lucchesi, si diramano da Monte San Quirico a Pieve Santo Stefano e Castagnori, toccando, poi, Mutigliano, Arsina e San Quirico e passando, infine, il Serchio per raggiungere Montecarlo.