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LE TRADIZIONI GASTRONOMICHE DELLA LUNIGIANA
La Lunigiana, terra di confine, ha saputo valorizzare ogni sapore, autoctono o importato, creando una propria esclusiva tradizione gastronomica. Nei panigacci, per esempio, si potrebbero trovare analogie con la piadina romagnola, anche se non è chiaro dove si debba ricercare la vera origine di questo piatto tipico. Pare che, già nella preistoria, fosse attestato l'uso di piatti in terracotta in cui venivano cucinate semplici focaccette di farina e acqua, mentre, in epoca bizantina, erano usati testi simili a quelli lunigianesi. L'origine antica dei panigacci e dei testaroli, comunque, è confermata anche dall'estrema semplicità della ricetta, composta da ingredienti "poveri" facilmente reperibili in qualsiasi civiltà contadina.
I pellegrini che nel Medioevo percorrevano il tratto di via Francigena che attraversava la Lunigiana avevano a diposizione, per rifocillarsi dal viaggio, alimenti semplici ma nutrienti. In particolare, pare che si cibassero di legumi e cereali, associati al pane scuro di mistura, perché il pane bianco era destinato soltanto alle occasioni importanti.
Uno degli elementi fondamentali della cucina lunigianese, soprattutto in passato, era la castagna, un alimento molto nutriente e facilmente reperibile nei boschi locali, che era considerato il "pane dei poveri" e sostituiva, nella dieta, il frumento. La farina di castagne, infatti, era la base di moltissimi piatti, mentre oggi viene addirittura mescolata alla farina bianca nella pasta all'uovo, in un binomio perfetto fra tradizioni culinarie lunigianesi ed emiliane.
Alcuni piatti tipici della Lunigiana sono legati, invece, ai prodotti dell'allevamento, come il filetto e il culatello invecchiati e la spalla cotta, retaggio delle influenze parmensi. La spalla cotta è tipica dell'alta Lunigiana, dove la temperatura più fresca consente il favorevole invecchiamento dei salumi ed è uno di quei piatti che lega la gastronomia lunigianense a quella parmigiana, giacché è del tutto sconosciuta a Sarzana e dintorni.
Nei boschi lunigianesi prolificano i funghi, che trovano il loro humus ideale nel sottobosco di faggeti e castagneti. I funghi che vi crescono sono i "boletus", ma anche i pioppini, gli ovuli, i galletti e le mazze di tamburo; ne derivano, quindi, ricette varie e soprattutto l'ottimo sugo con cui si possono condire i testaroli.
Negli ultimi anni, in Lunigiana si tende a valorizzare l'agricoltura e la zootecnia biologica, per garantire un prodotto "Doc" sulle nostre tavole, ma anche per salvaguardare le antiche tradizioni locali legate all'allevamento e alla coltivazione. La pecora Zerasca è una razza locale, allevata a Zeri e nei dintorni, che produce ottimo latte e agnelli dalla carne tenerissima, poiché vive sempre all'aperto, e si ciba soltanto di alimenti naturali, prodotti dai pascoli locali, anche in inverno. Il pecorino che viene preparato con il latte della pecora zerasca è molto saporito ed è sempre stato parte integrante dell'alimentazione locale. L'agnello, invece, è stato inserito recentemente fra le specialità gastronomiche da salvaguardare dell'"Arca del Gusto", associazione che promuove la tradizione gastronomica italiana.
Particolarmente famosi anche i fagioli prodotti a Bigliolo, nel comune di Aulla. Si tratta di fagioli di vari tipi, dai borlotti ai cannellini, il cui seme viene conservato dai contadini di anno in anno, fattore che ha permesso di mantenere intatte nei secoli le caratteristiche di questo straordinario prodotto: sapore intenso, buccia sottile, esrema digeribilità. Il fagiolo di Bigliolo, che un tempo era considerato "la carne dei poveri", viene coltivato soprattutto da aziende a direzione familiare, seguendo ancora gli antichi metodi ed utilizzando soltanto concimi naturali.

Testaroli, Sgabei e Panigacci
La tradizione culinaria della provincia di Massa Carrara, e quindi anche della Lunigiana, è caratterizzata da una cucina legata ai prodotti di terra e alla elaborazione di cibi in linea con l'attività agricola e lavorativa che veniva svolta in passato in queste zone.
In Lunigiana specialmente, nei piccoli ma caratteristici ristoranti che si trovano in tutti i paesi, da Motrone, Pontremoli, Bagnone e Aulla, si possono gustare i "Testaroli", una specie di piadine ottenute dalla lavorazione di pasta di grano cotta al forno e successivamente lessata in acqua. I testaroli vengono serviti con condimenti che vanno da quello tradizionale al pesto, a funghi e sughi di carne.
Anche "Sgabei", strisce di pasta fritta, e "Panigacci", una specie di focacce composte da acqua e farina cotte in terrine di coccio sovrapposte l'una sull'altra su forni a legna fanno la loro parte circa i piatti di richiamo di queste zone.

I VINI
Nella provincia di Massa possiamo assaporare le produzioni Doc Candia dei Colli Apuani e dei colli di Luni, in cui, considerata la vicinanza con la Liguria, ritroviamo caratteristiche della tipica produzione ligure. Il Bianco Candia delle Apuane, secco, anche frizzante, di colore paglierino, è composto da uve Vermentino, unito ad Albarola ligure, e, talvolta, a Trebbiano e Malvasia. Dalle medesime cantine proviene anche il Vin santo, utilizzando la stessa miscela di uve, ma procedendo ad un invecchiamento dai 3 ai 5 anni ed oltre. Il Doc "Colli di Luni", addirittura, viene prodotto sia nella provincia di Massa che in quella della Spezia, nelle due varianti Vermentino bianco e Rosso, in cui vengono unite uve Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo Nero. Nella provincia di Massa Carrara, i sentieri, che si snodano attraverso castelli, pievi e antichi borghi medievali, sono autentiche "strade del vino", in cui è possibile visitare enoteche e cantine ed assaporare i vini della zona, famosi fin dall'epoca romana.